Veleno o antidoto? Spesso, specialmente in ambito oncologico, si tende a dividere gli alimenti in buoni e cattivi attribuendo qualità positive o negative sulla base del sentito dire o di informazioni pseudoscientifiche. Per dimostrare che in assoluto non esistono (purtroppo) antidoti ma neppure (per fortuna) veleni sulle nostre tavole farò l’esempio del caffè. Il caffè è un prodotto che subisce una consistente tostatura che promuove la formazione di una sostanza, il furano, tra le più cancerogene sulla piazza, una molecola piccola, lipofila ed estremamente volatile studiata per la sua elevata epatotossicità. Dunque il caffè è un veleno? No, al contrario, da un recente aggiornamento del Fondo mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF Word Cancer Research Fund) si evince che bere abitualmente caffè può ridurre il rischio di cancro al fegato (proprio l’organo target del furano…). La ricerca infatti mostra una riduzione del rischio del 15% associato al consumo di una tazza al giorno. Ma allora? Evidentemente di furano nel caffè ce n’è poco ed è possibile che altre sostanza come i polifenoli abbiano un ruolo nella protezione. Insomma è sempre nella dose che sta il veleno.

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